Violenza di genere e dipendenza affettiva
L’amore è riconoscere “l’altro” come diverso, separato e, in quanto tale, libero di scegliere se restare – cosa che ogni innamorato auspica sia per sempre – ma anche di andarsene, tradire, ferire. Riconoscere l’alterità di chi amiamo è il motivo per cui la capacità di amare è legata a quanto siamo capaci di sopportare la solitudine e dare un senso alla vita, senza doverci incollare a qualcuno. A quanto siamo capaci di tollerare la frustrazione che deriva dalla complessità delle relazioni e l’abbandono quando un amore finisce.
Esistono tuttavia dei legami patologici dove non c’è libertà. “Tu sei mia, tu sei il mio specchio, sei ciò che fa esistere la mia vita”. Questa frase è espressione di un amore assoluto che rimanda ad una dimensione narcisistica: il partner non è vissuto come “altro” ma come estensione di sé, per cui se uno dei due si separa e se ne va l’altro cade in uno stato di intollerabile vuoto. In questo senso vi è una relazione tra narcisismo e depressione: “se non ci sei non sono più niente” e dunque mi prendo la tua libertà, ti controllo, ti domino, fino alle conseguenze estreme della violenza fisica e del femminicidio. Non è un caso che alcuni uomini, dopo aver ucciso si uccidono. Tutto questo, in nome dell’ ”amore”. Si tratta di un amore malato, un modello di relazione che troviamo nella famiglia patriarcale in cui il padre, padrone della moglie e dei figli, esige di avere anche l’ultima parola su tutto ciò che considera il suo regno.
Comunque, in presenza di un partner narcisista o “persecutore”, ci può essere anche dall’altra parte difficoltà a separarsi e si resta incollati a chi umilia, maltratta, insulta, costi quel che costi. Entriamo qui nell’ambito della dipendenza affettiva, per cui è meglio la schiavitù che essere liberi. Per questo spesso le coppie patologiche che restano unite sono coppie sadomasochistiche, dove in genere gli uomini assumono il ruolo del sadismo (umiliare, dominare) e la donna la parte masochistica. Ma in entrambe le facce della medaglia c’è un’angoscia della libertà.
Anche se è molto più frequente che sia la donna a trovarsi nella posizione di vittima può verificarsi il contrario. Gli istinti distruttivi fanno parte dell’essere umano: ci sono anche donne che dominano, manipolano, uccidono, e questo può accadere nella relazione con un uomo, con altre donne o con i figli. Tuttavia la violenza sulla donna ed il femminicidio sono molto più diffusi, poiché la cultura patriarcale ha stabilito da generazioni il principio del primato fallico per cui l’uomo ha il diritto di possedere la donna. La consapevolezza, la condanna e i tentativi di contrastare questo retaggio culturale così primitivo non sono riusciti a porre limite a questo fondo oscuro della natura umana: la violenza sulle donne è ancora presente e crescente nel mondo in cui viviamo, soprattutto nelle culture in cui questa visione del femminile è ancora profondamente radicata.

Eco e Narciso – John William Waterhouse 1903
Questo breve scritto non vuole essere un’esposizione esaustiva sulla violenza di genere e la dipendenza affettiva: è solo il frutto della mia esperienza professionale.
Ringrazio le donne che ho accompagnato nel lungo e difficile percorso verso la libertà, per il loro coraggio, la determinazione e la fiducia che hanno riposto in me.